A L I C E   A S S I S I

Gli oggetti raccontano le persone che li vivono.

Se di un'anima non sono dotati, il ricordo di chi viene a contatto con essi si ritrova sulla loro superficie.       

Un dialogo molto profondo, oltre le linee pulite e i profili sereni dei suoi dipinti, è quello che ho sviluppato con Alice, la proprietaria di un laboratorio artistico in centro ad Assisi.
I suoi soggetti sono i più semplici, quelle colline che si accavallano tra ombre e luci delle stagioni.
Dietro al colore, dietro alla felicità dei suoi protagonisti, Alice ha impresso la ricerca del tempo; della giovinezza trasparente, e sembra di vederla correre e nascondersi, dietro ad una delle casette che lascia appollaiate nelle vallate.

Dietro agli occhiali ha uno sguardo capace di allineare pensieri e parole, di dargli forza; ci vuole un'estrema complessità interiore per rappresentare la semplicità della Natura.
Parlando -di libri, di percorsi, di luce e ricerca nell'introspezione dei mesi trascorsi in quarantena- mi viene da riflettere sul potere delle parole.
Sul senso del ricordo, della rivelazione.


Ci sono parole come oggetti che cadono in casa di notte, ne senti il rumore e comprendi che sono sempre state presenti, forse un po' storte, con il bisogno di cadere per rivelare il loro scopo.
Con Alice ho avvertito questo, nelle difficoltà dei tempi che viviamo; la bellezza è esercizio. È costanza, amore e studio.

Diffidare di chi la considera una forma di salvezza a sé stante. Senza mani, la bellezza rimane cosa dormiente.